L’insostenibile realtà del fashion
testo, video e regia Davide del Grosso
con Marta Mungo e Davide del Grosso
scene: Caterina Berta
luci: Marco Zennaro
Età consigliata: dagli 11 anni
Durata: 60 minuti
Dal 2000 ad oggi la produzione di abiti è raddoppiata, anche se i singoli capi vengono indossati meno della metà che in passato. Un’orda tessile che si trasforma in rifiuto, generando metropoli di spazzatura tossica. Intanto, dall’altra parte del mondo, specie animali scompaiono in una nebbia di pesticidi e diserbanti, i fiumi si colorano di giallo, cobalto e ogni altro colore che scegliamo per alimentare le 52 nuove stagioni di moda all’anno che pretendiamo di produrre; i pesci muoiono e qualcuno, che con quell’acqua vive, si ammala mentre lavora al buio dei sottoscala e dei campi di notte, al buio di qualsiasi diritto umano e lavorativo. E spesso sono bambine e bambini.
All’estremo opposto di questa catena si trovano una ragazza o un ragazzo, giovani consumatori educati a credere di avere intimamente bisogno di un certo marchio, di quel preciso logo sul petto, quel paio di scarpe firmate. Il mondo della fast fashion è l’esempio eclatante di un modo di produrre attraverso lo sfruttamento di persone e risorse ambientali che sta finalmente mostrando i suoi limiti, ma che ancora perdura. “Fashion victims” si propone di mostrare da una parte un occidente bulimico e inconsapevole, e dall’altra parte un mondo in cui ogni risorsa, compresa quella umana, viene sfruttata fino a esaurirsi.
INGRESSO: 6 € – GRATUITO: bambini/e con certificazioni e insegnanti
Prenotazioni entro il 15 ottobre: direzione@teatrodeandre.it
Non è semplice parlare di tematiche sociali con uno spirito leggero, senza cadere nel qualunquismo o nella polemica sterile. Per questo Fashion Victims prodotto dal Teatro del Buratto, è uno spettacolo assolutamente da vedere.
Coetanei, apparentemente simili, rappresentano le due facce opposte del Fashion. Da una parte il ragazzo in corsa sfrenata all’acquisto bulimico di capi che ritiene fondamentali nella sua vita e determinanti per il primo appuntamento con la ragazza da conquistare. Dall’altra la coetanea dell’emisfero opposto che di fashion vive, anzi sopravvive, orribilmente sfruttata, senza diritti e riconoscimenti, fin dalla più tenera età. All’inizio ognuno dei due ricompone un manichino, che in diversa maniera rappresenta per entrambi il punto centrale della loro vita. Seguono una serie di video proiettati su dei parallelepipedi di tessuto che diventano, di volta in volta, schermi, letti, punti di appoggio. Raccontano con frasi lapidarie la vita, ma anche, con i numeri, i disastri provocati dall’industria della moda.
Qualcosa di cui si sa, ma che con i numeri diventa più reale. Dal fatto che l’industria tessile produca più anidride carbonica del trasporto ferroviario, marittimo e aereo messi insieme, al fatto che la produzione di capi dal 2000 sia più che raddoppiata, ma i capi vengano indossati meno della metà del tempo rispetto al passato. Tutto questo comporta uno sfruttamento insano del pianeta: dai pesticidi, i diserbanti, i coloranti, che danneggiano la natura e gli animali che ci vivono, allo spreco dell’acqua, fino al lavoro nero che coinvolge le popolazioni più povere, bambini compresi. I due attori commentano, cantano, ballano, mimano fino ad arrivare alla fine dello spettacolo a coinvolgere il pubblico, in un dialogo “suggerito” fra uno spettatore e una spettatrice.
(L’Espa.net, 2024)